La Riproduzione della Trota Fario FLAY CLUB 90 VERSILIA

La Riproduzione del Luccio FLY CLUB 90 VERSILIA

Zona di Protezione Luccio Pietrasanta

I CASTORI UMANI : Articolo di STEFANO LUCACCHINI

I CASTORI UMANI

 

 

A sette giorni dalla chiusura delle acque a Salmonidi decido di  passare l’intera domenica sulle acque del Versilia. Comincio l’azione di pesca sul Vezza all’altezza della Segheria Luchera,  un tratto con piccole lame di acqua veloce, che mi regalano una decina di trote di medio-piccole dimensioni. In questo tratto di torrente,bisogna sondare ogni centimetro d’acqua che ti trovi di fronte, dai più insignificanti, ai più appetibili solo così si riesce a catturare le nostre amate trote. Giunto alla rampa di uscita nei pressi delle case popolari incontro l’amico Stelio, che aveva pescato da lì fino alla zona di protezione bandita alla pesca, anche lui  soddisfatto, si accingeva a tornare a casa. Per me invece era solamente l’aperitivo. Infatti raggiunta la mia auto mi sposto a Ponte Stazzemese per risalire il torrente Mulina dove l’acqua scorre fra le rocce che si è plasmata nel corso degli anni.L’unica avvertenza per chi decida di affrontare questo tratto è di fare molta attenzione alla scivolosità delle pietre, quindi buone suole ed accortezza nel percorrerlo. La dimensione delle catture si fanno più piccole, solamente due delle diverse trote che ho preso erano intorno ai venti centimetri , taglia ragguardevole per questo piccolo corso d’acqua.

Stanco delle piccole catture, decido di andare a sondare l’alto ramo del Versilia, il Serra, dove le acque che  scorrono fra i bianchi massi levigati e le pendici dell’Altissimo, da dove nasce il torrente, ti regalano un panorama unico.

Entro in acqua nei pressi di un ponticello di legno che porta ad un’abitazione, l’acqua è cristallina e riesco a vedere le trote che partono dal fondo per attaccare con ingordigia la mia Royal Wulff. Rimango stupito dalla prima cattura, che supera abbondantemente i venticinque centimetri, ero certo che i bracconieri ,che purtroppo abbondano in questo tratto ,avessero fatto sparire ogni sorta di vita rendendo sterile il corso d’acqua.

Le catture si susseguono, e le trote sono tutte di buone dimensioni, dopo circa un chilometro e mezzo giungo al capolinea, infatti un lama di acqua profonda  scavata fra le pareti della montagna impedisce di proseguire, quindi ritorno alla macchina, e visto che sono appena le quattro decido di scendere un poco più in basso. Giunto alla prima piazzola, parcheggio la macchina e mi dirigo verso il torrente, questa è la zona più battuta ed infatti  riesco a catturare solamente tre piccole trote e qualche Vairone, in compenso, la magia del posto che sopra avevo sondato, qui si dissolve fra una marea di teloni di nylon e dighe di massi  costruite per allietare e refrigerare gli indigeni nella calda estate.

In un tratto di torrente di circa un chilometro si potevano vedere diversi  interventi di questi umanoidi, una di queste “piscine”, vantava una diga alta circa un metro e ottanta e naturalmente impermeabilizzata con un bel telo di materiale plastico che ben si sposa in questo scenario, qui questi castori a due mani hanno impegnato un sacco di energie e di ingegno. Ma la migliore di queste opere sono riuscito a scoprirla poco più avanti, anche qui una bella piscina con annesso un piccolo pied -a -ter con vano cottura e vari confort, purtroppo per il costruttore i temporali ed il forte vento dei passati giorni aveva portato via il tetto, un telo verde di una decina di metri quadrati che giaceva come un enorme serpente nel corso dell’acqua a valle. Nella piscina tutti i confort, un materassino gonfiabile ed anche un rudimentale attrezzo volto alla cattura dei pesci , simile alle volantine che si usavano (quando ancora consentito) alle foci dei fiumi per la cattura delle cecoline (avannotti di anguilla), era composto da vari rami tre per l’esattezza più uno che fungeva da manico legati fra di loro, e come rete un pezzo di quella che si usa per la raccolta delle olive.

Queste cose non hanno bisogno a parer mio di nessun commento, descrivono solamente la mentalità e il rapporto che la maggior parte degli indigeni Versiliensis montanus hanno con la natura che li circonda. Chissà quando arriverà per loro il ventunesimo secolo.

Purtroppo in Versilia l’ignoranza abbonda come l’acqua e la rena, e forse sono loro l’anello mancante che da anni gli Antropologi  cercano.

 

 

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